domenica 9 marzo 2014

L'ultima torta prima della primavera?

Questa mattina mentre tutta la casa era ancora addormentata mi è venuta l'ispirazione per quella, visto il sole il cielo azzurro e la temperatura in netto aumento, che potrebbe essere l'ultima crostata di miele e noci dell'inverno.
Adoro fare le crostate, sono "semplici" ed adatte alle più svariate occasioni: a colazione, nelle pause caffè, per le feste... sarà anche per questo che mi diverto a cambiare e sperimentare gli ingredienti della pasta e della farcia.
Così mi sono messa all'opera ...

INGREDIENTI dosi per una torta diam. 20 cm

Pasta frolla
200 gr farina                          
80 gr zucchero
40 gr tuorli                            
120 gr burro a temperatura ambiente
mezza scorza di limone

Ripieno
150 gr di noci tritate             215 gr miele d'arancio

In una ciotola setacciate la farina e unite il burro lavorandolo con le mani, fate insomma quello che in gergo tecnico viene definita sabbiatura, unite lo zucchero, i tuorli e la scorza del limone, impastando il tutto molto velocemente.
Quando il composto assume una consistenza ed un colore omogeneo dategli la forma di una palla, avvolgetelo nella pellicola e mettetelo a riposare in frigo per almeno 30 minuti.
Nel frattempo mescolate le noci tritate al miele e se l'avete unite un cucchiaino di rhum.
Imburrate e infarinate la tortiera, dividete la pasta frolla in modo tale che 2/3 foderino lo stampo della tortiera, versate il composto di miele e noci e coprite con il restante terzo.
Aiutatevi con una forchetta a sigillare bene il bordo.
Infornate a forno preriscaldato a 180° per 45 minuti.


Potete servirla accompagnata a della panna montata o ricoperta di cioccolato fondente!




venerdì 14 febbraio 2014

Le api nella storia nel bacino del mediterraneo

Per poter parlare di miele devo iniziare parlando delle api.
Api che iniziano il loro percorso evolutivo con i fiori circa 135 milioni di anni fa e dove l'uomo si inserisce solo milioni di anni dopo. 
Il primo rudimentale disegno, di una scena apistica e presente sulla parete della grotta del ragno (Cueva de la Arana) presso Bicorp (Valencia) nel Neolitico (7000 a.C. circa), dove una persona, sospesa ad una liana, è intenta a raccogliere favi di miele da un anfratto di roccia.

Dall'Egitto arrivano testi che indicano come i prodotti dell'alveare erano largamente utilizzati in medicina e nell'alimentazione.
Un documento, risalente a circa 2000 anni fa, descrive numerosi preparati per le ferite e le malattie dell'apparato digerente, dei reni e degli occhi oltre che per gli usi estetici.
I Faraoni, inoltre nel momento dell'avvento al trono assumevano un nome alquanto composito e una parte di esso era preceduto dall'espressione "colui che appartiene al giunco e all'ape: re dell'Alto e Basso Egitto" l'uso dell'ape rappresentava quindi un simbolo regale.

In Grecia numerosi oggetti recuperati dagli archeologi dimostrano che l'ape era venerata, associata al cibo degli dei ed ai culti della fertilità: le Melisse, che come segno di riconoscimento avevano un ape, erano donne simbolo delle virtù domestiche, rettitudine e fedeltà al marito.
Sono molti i miti legati a quest'insetto ad esempio: si narra che le api che avevano nidificato sulla tomba di Ippocrate (il famoso medico) producevano un miele miracoloso oppure che originavano dall'interiora del bue sacrificato al dio Prometeo.